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L'altro e De André, De André e l'altro

Da www.ponteradiounical.it/r/r/2011/01/19/report-de-andr-e-l-altro.html

di Mario Iaquinta

 

Si è svolto il 17 gennaio scorso nell’aula "Caldora" un vivace e stimolante dibattito che ha visto Fabrizio De André fulcro della questione. La Facoltà di Lettere e Filosofia e l’Associazione Culturale “Il Sileno†hanno promosso un momento di incontro intenso, che ha voluto ricordare il cantautore genovese a dodici anni dalla sua scomparsa: “L’altro e De André, De André e l’altro: i ragazzi ascoltano, riflettono, parlanoâ€.

Infatti, grazie alla giudiziosa moderazione di Paolo Coen e Alessandro Gaudio, sono stati soprattutto “i ragazziâ€, i giovani relatori del convegno, e i loro interventi al centro della scena. Da segnalare, prima dell’inizio dei lavori, la protesta decisa ma corretta di alcuni ragazzi del Movimento Studentesco che hanno voluto denunciare i fatti accaduti intorno all’edificio dell’Aula Magna.
Alberto De Luca col suo intervento “La moralità del ladrone Tito e la solitudine degli spiriti liberi in Anime salve†ha richiamato come i protagonisti delle storie di De André, proprio perché sconfitti e soli, risultino infine vincitori, poiché non sono più legati alle regole perbeniste della società che li circonda. Sale ad esempio di ciò il ladrone Tito, uno dei protagonisti de “La buona novellaâ€, che nel momento di maggiore solitudine, quello prossimo alla morte, diventa portavoce della moralità deandreiana, scevra dai conformismi e dalle apparenze, che rielabora e rivede i Dieci Comandamenti, la legge dell’ipocrita classe farisaica, mostrando come egli, in virtù del suo essere fuorilegge, abbia potuto comportarsi meglio di chi si mostrava solo in apparenza ossequioso delle leggi.
“Intus non extra, realtà e apparenza in Un giudiceâ€, il successivo intervento a cura di Francesco De Pascale, ha mostrato come De André, da autentico intellettuale, abbia saputo anticipare i vizi e le inclinazioni della nostra società, dove regna il culto dell’apparire. Anche il giudice di “Non al denaro, non all’amore, né al cielo†è immerso in questo tipo di visione, dove nessuno si cura di ciò che egli provi davvero: è un nano, e come tale appare, di conseguenza dev’essere oggetto di scherno da parte di una società del genere. Ma egli, grazie alle sue capacità, riesce a utilizzare questi meccanismi a suo favore, poiché grazie allo studio riesce a diventare giudice. Adesso, nessuno si cura della sua competenza in materia, ma egli è un giudice e pertanto incute timore in chi non riesce a guardare oltre la toga.
Maria Gabriella Di Chiara, con “L’omosessuale e l’intellettuale: il lento procedere in direzione ostinata e contrariaâ€, ha ripercorso il pensiero deandreiano sui cosiddetti “diversiâ€, che la società scarta a priori da se stessa. Esempio ne è la storia vera di “Princesa†che vive una vita difficile per colpa di ‘quel chiaroscuro dove è nata’, terminando la sua esistenza col suicidio nel 1999. Ma è anche il caso di Per Paolo Pasolini, a cui il cantautore dedicò “Una storia sbagliataâ€: intellettuale molto fervido in diversi campi, che visse una vita diversa dalla normalità, e venne ucciso la notte del 2 novembre 1975; ancora oggi i dubbi sono molti. Ma quel che è peggio, secondo De André, è che dopo la sua scomparsa la vita di Pasolini sia diventata “storia da parrucchiereâ€, riempiendo le pagine dei settimanali che nulla c’entravano con il pensiero del cineasta.
Il convegno si è chiuso col breve ma significativo intervento di Biagio Moliterni, “Non per un dio, ma nemmeno per gioco... lo sterminio dei Rom e dei Pellerossaâ€, che ancora una volta ha mostrato come la società perbenista abbia condannato intere etnie per futili motivi, come le ideologie politiche o la brama di ricchezze, calpestando i propri effimeri e falsi ideali.
Il dibatto, nonostante la corposità della materia, è risultato estremamente gradevole grazie agli intermezzi musicali di “Lello e i suoiâ€, che hanno riproposto ai presenti alcuni brani di Fabrizio De Andrè: egli, sebbene possa essere chiamato “poeta†o “intellettualeâ€, rimane sempre un musicista, e la presenza delle sue canzoni lo ha ben testimoniato.
Con l’avvicinarsi della Giornata della Memoria, questo dibattito si è reso necessario, per permetterci di guardare a noi stesi con occhio critico, spogliandoci di quei finti moralismi per i quali troppo spesso l’uomo è stato disposto alla violenza o, peggio ancora, all’indifferenza. “Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese li condannerai a cinquemila anni più le spese. Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo, se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondoâ€.

Ultimo aggiornamento (Domenica 30 Gennaio 2011 23:10)

 
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